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Sul fatto che il covid-19 sia stato il detonatore per innescare una serie di riforme di sostanza non sembrano esserci dubbi per chi segue l’evoluzione sia della politica nazionale che di quella europea.E che la salute sia al centro del dibattito è un altro fatto incontestabile, così come lo sono una serie di importanti argomenti legati al farmaco, argomenti che si sono naturalmente posti al centro della scena dopo i giorni duri della pandemia e del lockdown generalizzato.
Così ci sembrano scontati, ma fino a pochi mesi fa non lo erano affatto, tutti gli argomenti che compongono la nuova strategia farmaceutica europea, lanciata alcune settimane fa dall’UE e al centro del dibattito del PGEU (il Raggruppamento dei farmacisti europei, cui partecipa Federfarma) e del suo “comitato tecnico” riunitosi in video conferenza l’8 luglio u.s.
È infatti incontrovertibile che le farmacie abbiano molto da dire e da proporre su temi che hanno portato nei mesi scorsi problemi nella gestione quotidiana della farmacia e su cui occorre porre rimedio per non trovarci a doverli affrontare in futuro in maniera ancora più complessa.
Quali sono questi temi? Ad esempio, non è forse un tema di straordinaria importanza il poter disporre di una migliore accessibilità del farmaco per i nostri pazienti? Risolverlo significherebbe non dover combattere con le carenze o anche garantire farmaci che oggi non sono disponibili in farmacia.
Strettamente legata ad un migliore accesso vi è la questione della minore dipendenza produttiva dal resto del mondo, deflagrata nei giorni duri del lockdown con il blocco delle forniture in arrivo da Cina e India. Tutti argomenti su cui i farmacisti europei stanno dando il loro contributo e su cui da qui alla fine dell’anno la Commissione Europea è chiamata a fornire risposte concrete.
Non è forse ormai chiaro che il fenomeno delle carenze non si risolverà con iniziative nazionali ma che ormai vi sia bisogno di un respiro europeo? È quello che i farmacisti europei pensano e affermano con sempre più determinazione invocando un maggior coinvolgimento dell’EMA e chiedendo un allargamento degli strumenti a disposizione dei farmacisti per meglio gestire le situazioni di maggiore criticità.
Non ci sono altre scorciatoie per risolvere il fenomeno delle carenze, tanto meno utilizzare i dati su tutti i farmaci etici dispensati, dati che le farmacie europee (Italia e Grecia escluse al momento) forniscono al Sistema Europeo di Verifica del Farmaco dal 9 febbraio dell’anno scorso. A qualcuno è venuta in mente questa proposta che i farmacisti europei bocciano senza appello, in quanto ritenuta inadatta sia dal punto di vista regolatorio che da quello tecnologico.
La nuova strategia farmaceutica europea è pertanto un grande contenitore e le strade che verranno effettivamente intraprese non sono certo neutre per le farmacie. Le idee le farmacie, come gli altri stakeholder, le hanno ben chiare, ma questa è una partita cruciale anche per i governi di tutti i Paesi membri.

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